DOTT. MICHELE BIAGIETTI
DIREZIONE GENERALE DELLA TRADUZIONE
COMMISSIONE EUROPEA
LUSSEMBURGO
Intervista a Michele Biagietti
Qual è stata la tua formazione universitaria?

Ho studiato giornalismo negli Stati Uniti, dove ho avuto la possibilità di realizzare i miei studi in inglese, probabilmente una delle esperienze formative più importanti, che in seguito mi ha permesso di accedere a numerose opportunità professionali. Successivamente ho studiato giurisprudenza presso l'Università di Bologna, dal 1994 al 1998.

Avevi una particolare vocazione allo studio ed alla conoscenza delle lingue straniere?

Adesso posso dire di sì, anche se, a parte l'inglese, le altre lingue le ho imparate non tanto a scuola quanto nell'ambito di diverse esperienze professionali. Una certa vocazione all'apprendimento delle lingue è stata necessaria, soprattutto all'inizio, per ottenere risultati in tempi ragionevoli; poi però, una volta acquisite le basi, imparare nuove lingue mi è risultato più semplice, nonostante non avessi una formazione universitaria in campo linguistico.

Come si è sviluppata la tua carriera negli anni successivi alla laurea?

Ho lavorato per quindici anni in diverse imprese private, anche multinazionali, principalmente in ambito commerciale e nel settore della formazione, in cui la conoscenza delle lingue si è sempre rivelata una risorsa fondamentale per superare barriere e instaurare rapporti solidi con persone di culture diverse. Mi ha aiutato il fatto di avere lavorato e abitato all'estero per molti anni, in particolare in Europa, grazie soprattutto alla libertà di circolazione resa possibile dall'Unione europea, di cui ho potuto sperimentare i benefici in prima persona. È a questo punto che ho capito che avrei voluto intraprendere una carriera nelle istituzioni dell'UE.

In che occasione hai colto l’opportunità di divenire traduttore?

Ho partecipato a un concorso per traduttori italiani nel 2004, spinto dalla possibilità di combinare le conoscenze acquisite in campo linguistico e giuridico in una professione che mi avrebbe permesso di sfruttare le mie competenze redazionali a favore dell'Unione europea, e che riuniva quindi tutti i requisiti del mio lavoro ideale. Ho superato il concorso nel 2005 e ho preso servizio presso la Commissione europea nel 2013. Nel mio caso l'interesse per la professione è nato dagli studi ed è cresciuto con gli anni e con l'esperienza lavorativa.

Quale percorso formativo deve seguire uno studente per accedere alla professione di traduttore presso le istituzioni dell’UE?

Non esiste un'unica soluzione, ci sono diversi percorsi accademici per accedere alla professione di traduttore: oltre alla necessità di possedere competenze linguistiche (conoscenza approfondita di almeno 2 lingue dell'UE, tra le quali l'inglese occupa certamente una posizione di primo piano) e di avere un livello madrelingua di italiano, è necessaria una laurea almeno triennale, che può essere stata conseguita non solo in ambito linguistico (lingue, traduzione, interpretazione), ma anche in altre discipline. Inoltre, data la varietà di argomenti dei testi che siamo chiamati a tradurre, è importante avere conoscenze in settori specifici in cui opera l'Unione europea, per cui anche percorsi formativi in ambito scientifico, giuridico, economico o delle scienze sociali risultano particolarmente utili per un traduttore. Questa è la situazione attuale: in futuro, data l'importanza dell'informatica nel nostro settore, potrebbe essere richiesta la conoscenza di strumenti informatici di ausilio alla traduzione (CAT tools).

Che ruolo possono assumere le competenze giuridiche nell’attività di traduttore presso le istituzioni dell’UE?

Considerando che, almeno alla Commissione europea, circa il 50% dei documenti tradotti sono testi giuridici, e che la traduzione è di fatto equiparabile alla coestensione degli atti giuridici dato che tutte le versioni linguistiche fanno ugualmente fede, la conoscenza del diritto e del linguaggio giuridico nei diversi settori in cui opera l'UE è di grande utilità per garantire una traduzione efficace del diritto dell'UE ed assicurarne la migliore integrazione possibile negli ordinamenti giuridici degli Stati membri. Conoscere il diritto e il linguaggio giuridico aiuta a trovare soluzioni traduttive che rispettino sia l'idea di partenza, il concetto "europeo" sotteso alla norma dell'UE, sia il sistema giuridico (e il relativo linguaggio) in cui tale norma andrà ad integrarsi.

In che cosa consiste il lavoro di traduttore presso la Commissione europea?

Tra le nostre competenze rientra, com'è ovvio, la traduzione di un'ampia gamma di documenti (testi giuridici, comunicati stampa, comunicazioni e relazioni, ecc.), prevalentemente dall'inglese in italiano, ma anche la revisione dei testi tradotti da colleghi e da traduttori freelance al fine di garantirne la qualità. Offriamo inoltre ai servizi della Commissione consulenze linguistiche e in materia di gestione di siti multilingui e garantiamo l'uso corretto della terminologia dell'Unione europea attraverso strumenti come IATE, una banca dati multilingue a disposizione anche del pubblico, in cui viene registrata e organizzata la terminologia usata nei testi dell'UE: infatti, considerando che molti dei testi che traduciamo sono di natura settoriale e molto tecnica e che il lavoro di traduzione della Commissione si colloca normalmente all'inizio del processo legislativo, la scelta della terminologia corretta rappresenta una parte fondamentale del nostro lavoro.

Vi sono differenze fra la tua attività e quella di traduttore giuridico presso la Corte di giustizia dell'UE?

I colleghi della Corte di giustizia dell'UE sono giuristi linguisti, chiamati a tradurre gli atti dei procedimenti dinanzi alla Corte (tra i quali sentenze della Corte e del Tribunale dell'UE, ordinanze di rinvio provenienti dai giudici nazionali, conclusioni degli Avvocati generali), oltre ad esercitare altre funzioni (ad esempio ricerche terminologiche e di diritto comparato o redazione di sintesi di ordinanze dei giudici nazionali). Dato l'accentuato carattere giuridico di tali atti, i giuristi linguisti devono avere una formazione completa in giurisprudenza (laurea di vecchio ordinamento, specialistica o magistrale), oltre a competenze linguistiche specifiche: la Corte di giustizia deve infatti garantire tutte le combinazioni linguistiche rese possibili dalle 24 lingue ufficiali dell'Unione, dato che i procedimenti dinanzi alla Corte possono avere come lingua procedurale qualunque lingua ufficiale dell'UE. Poiché la lingua interna di lavoro della Corte è il francese, è indispensabile un'ottima conoscenza di questa lingua.

Nell’ambito della tua attività, quali competenze reputi necessarie, oltre a quelle linguistiche e giuridiche?

Direi che, nonostante il ruolo "generalista" dei traduttori della Commissione, che possono trovarsi a tradurre testi di ogni tipo e in qualunque settore in cui opera la nostra istituzione, sia importante sviluppare conoscenze tematiche nelle materie in cui siamo più spesso chiamati ad intervenire, in funzione della ripartizione di competenze tra le diverse unità di traduzione del dipartimento italiano. A Lussemburgo, ad esempio, ci occupiamo tra l'altro di affari regionali, commercio, salute e sicurezza alimentare e di trasporti: si tratta di materie specifiche, in cui sono richieste conoscenze della terminologia impiegata a livello settoriale. Queste conoscenze possono derivare sia da esperienze professionali o accademiche precedenti, sia da un interesse personale del traduttore, ma si possono anche acquisire nel tempo attraverso formazioni mirate.

Come si caratterizza l’esperienza di vita in Lussemburgo?

Il Lussemburgo è un paese moderno, caratterizzato da un forte multilinguismo, con un numero sempre maggiore di immigrati e espatriati di diverse nazionalità, ma anche fiero delle proprie radici storiche e culturali. Ha un alto livello di occupazione e un'economia fiorente, ottime infrastrutture, una buona offerta culturale, un elevato senso di educazione civica, una natura rigogliosa, un'architettura suggestiva e a volte unica, oltre a un'ubicazione privilegiata nel cuore dell'Europa. Poi naturalmente ci sono anche i punti dolenti, soprattutto per chi come noi viene da paesi mediterranei, in particolare il clima, che spesso obbliga a un modo di vita diverso da quello che caratterizza altre capitali europee, in particolare del sud Europa. Tuttavia per me e per la mia famiglia si è rivelata un'esperienza di vita molto positiva. Torniamo sovente nei nostri paesi d'origine, con cui manteniamo il contatto, ma il Lussemburgo è diventato il nostro punto di riferimento.

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